martedì 28 aprile 2009

Una tazza di caffè la mattina


Da uno spunto di Andrea Rascassi .
Una tazza di caffè la mattina è oltre che un valido titolo , un ottimo spunto di riflessione per approfondire una questione che direttamente o meno ci coinvolge tutti
e che in generale viene spesso sottovalutata .
Dietro qulla tazza c'è l'utilizzo di una materia prima che qui in Italia non abbiamo in quantità sufficiente e dobbiamo importare da molto lontano , principalmente dalla Russia . Attorno a questo fatto vi è una guerra diplomatica che va avanti da parecchi anni e puntualmente si ripresenta anche a noi ogni inverno .
Il motivo è semplice , il gas proveniente da Mosca prima di giungere a destinazione attraversa l'Ucraina , paese dell'ex impero sovietico che recentemente ha ottenuto la democrazia , non solo di fatto , ma anche politica con l'elezione di Yuschenko quale presidente a discapito del candidato promosso da Putin .
Da qui inizia il tutto , l'Ucraina usufrusice di quel gas in quanto cliente e se dapprima vantava condizioni di favore ora lo ottiene a prezzo di mercato e solo dopo minaccie reciproche riesce a strappare dei vantaggi .
Quello stesso gas poi giunge a noi , ogni inverno sull'asse Kiev - Mosca va in scena un'aspra guerra diplomatica della quale i primi a pagarne le spese sono i cittadini Ucraini , che subiscono delle vere e proprie sospensioni del servizio , un pò come se da noi la vecchia Enel bloccasse l'erogazione della corrente . Noi da cittadini Europei dobbiamo prendere coscienza di questo fatto , perchè se è vero che noi politicamente ed economicamente siamo più forti di Kiev e quindi non rischiamo in prima persona è anche vero che eravamo tutti in prima fila a sostenere la Rivoluzione Arancione quando ha ottenuto la Democrazia ; noi ed i nostri politici eravamo tutti uniti a sostenere e incoraggiare i moti liberali , ma una volta che essi hanno avuto un esito positivo ce ne siamo dimenticati . Una rivoluzione è solo l'atto costutivo di un cambiamento , esso va poi sostenuto e cresciuto , sviluppato e regolato con molto impegno e dedizione nel corso degli anni .
Dico questo perchè statistiche alla mano i maggiori clienti della Russia siamo noi e i nostri vicini Tedeschi , perchè a parole siamo in prima fila a favore della democrazia , ma poi a fatti siamo in affari con chi la democrazia
non la vuole .
Lancio una provocazione , noi alla Russia diciamo : " Siamo in affari , come gestirli decidilo te . " .
Cosa significa ? Noi ci preoccupiamo che i nostri affari finanziari e non vadano a buon fine , ma non ci preoccupiamo minimamente del modo in cui essi siano costituiti , dei diritti che vengono calpestati e delle Libertà che vengono lese. Su questo tema recentemente la nostra Eni ha realizzato una buona plusvalenza dalla cessione alla Gazprom , di Gazprom Neft ceduta dallo stesso colosso Russo alla nostra compagnia con opzione di riacquisto al 9 Aprile , cosa che prontamente è accaduta ; realizzando utili a ambedue le parti . Senza però pensare che la stessa Gazprom è colei che taglia il gas Ucraino e costringe una popolazione già povera in ginocchio.
Gli affari sono affari , e mai mi opporrò al libero mercato , di certo una maggiore etica sarebbe auspicabile , specialmente se poi a Bruxelles andiamo come portavoci del pensiero Democratico e del dialogo tra le parti .
L'Ucraina ha lottato per la libertà , ha impegnato tutte le sue forze e ha raggiunto un traguardo iniziale , non lasciamola sola ora , perchè il rischio che corre è grande , siamo noi , noi Europei ,che dobbiamo sostenerla nel cammino che deve fare, perchè noi abbiamo il potere di aiutarla difornirle il tempo e la serenità necessari alla formazione di una democrazia effettiva e duratura , ma per farlo non possiamo limitarci alle parole , ma servono i fatti, e i fatti non si ottengono chiudendo gli occhi di fronte alle razzie dell'Orso .
Pensiamoci quando beviamo un caffè .

venerdì 24 aprile 2009

Traccie di pensiero liberal


Lo scorso febbraio abbiamo assistito ad una protesta rilevante sotto diversi aspetti , operai inglesi della Lindsey Oil protestavano contro la presenza degli operai italiani dell'azienda siracusana Irem nel Lincolnshire .
Rilevante perchè in piena crisi , perchè manifestava eventuali problemi di integrazione tra cittadini di Paesi dell'U.E. o semplicemente la crisi economica stava presentando i conti alla globalizzazione ?
Ecco la replica di Tito Boeri a margine della presentazione del Festival dell'Economia a Trento :
"La lezione peggiore e più pericolosa da trarre da questa crisi è che essa sia figlia della globalizzazione e che quindi per evitarne una nuova occorra rendere le nostre comunità un pò più chiuse . La globalizzazione ci salverà invece , visto che i segnali della ripresa arrivano da Cina e India ."
Un'altro spunto viene dalle parole usate da Alfredo Saenz , CEO di Santander : " Gli istituti sani rilevino quelli in rosso , i governi sbagliano a tenere a galla gli istituti che si trovano ad attraversare una crisi profonda ".
Dalle sue parole un'affermazione della legge del libero mercato , evitando l'intervento statale che avrebbe pesanti ripercussioni in futuro , e lasciando alla meritocrazia di chi sul mercato si è comportato meglio la possibilità di acquisire i nuovi asset , alla lunga il concetto della ridistribuzione della mano invisibile .
Per mia soddisfazione , traccie di pensiero Liberal sono sempre presenti ..

martedì 21 aprile 2009

Riflessioni

"La galera"
- la galera è come una recita a teatro, facciamo tutti finta, noi, le guardie, i giudici, poi ad un certo punto la commedia finisce, e sei da capo - S.C detenuto.

"Aurora"
- qua è impossibile fuggire o nascondersi a se stessi, le paure più recondite emergono, i rimpianti incalzano, le lacrime scendono, i peccati si pagano - detenuta


Il mondo del carcere è un mondo a parte, spesso posizionato nelle periferie delle grandi città, distante dalla visione della “gente comune”, messo ai margini per evitare di porsi troppe domande.
E' un mondo che fino a pochi anni fa neanche io sapevo come funzionasse e forse nemmeno mi interessava, e sicuramente è molto più comodo e semplice non porsi domande, non dargli attenzione, pensando che all'interno di esso ci sono “persone” che se sono lì non meritano nulla, neanche il minimo per mantenere una dignità umana.
E' molto più semplice dire “quello devono metterlo dentro e buttare via la chiave” e devo ammettere che alcune volte la penso anch'io così, ma oggi ho la fortuna di guardare tutto con occhio più critico, di pormi delle domande, e di non cadere nel clichè della generalizzazione.
L'esperienza del carcere è un qualcosa che segna nel profondo le persone, tutto viene sconvolto, ridimensionato, vige un codice comportamentale non scritto che bisogna conoscere e rispettare pena la vita.
Il carcere è un pezzo di mondo – una carrellata di uomini – simile al mondo che sta fuori, però nel carcere gli spazi sono limitati e chiusi e i cammini si intrecciano, obbligatoriamente i destini si uniscono.
All'interno del carcere la questione è la sopravvivenza e il far passare il tempo, non c'è nemmeno più la divisione tra giorno e notte, bisogna solamente cercare di trovare degli equilibri.
Ci vorrebbero pagine e pagine solo per spiegare come funziona questa grande macchina e forse non basterebbero libri interi per spiegare che effetto ha l'esperienza detentiva sulle persone, ma la mia voleva solo essere una piccola riflessione per iniziare a porsi delle domande e per iniziare a conoscere questo mondo ancora oggi ignorato, solo con un continuo interscambio tra il carcere e la società le cose potranno migliorare.
Termino con un estratto del libro di Michel Foucault “Sorvegliare e punire” : “Si imprigiona chi ruba, si imprigiona chi violenta, si imprigiona chi uccide. Da dove viene questa pratica, e la singolare pretesa di rinchiudere per correggere, avanzata dai codici moderni? Forse una vecchia eredità delle segrete medievali? Una nuova tecnologia, piuttosto: la messa a punto, tra il XVI e il XIX secolo, di tutto un insieme di procedure per incasellare, controllare, misurare, addestrare gli individui, per renderli docili e utili nello stesso tempo. Sorveglianza, esercizio, manovre, annotazioni, file e posti, classificazioni, esami, registrazioni. Tutto un sistema per assoggettare i corpi, per dominare le molteplicità umane e manipolare le loro forze, si era sviluppato nel corso dei secoli classici negli ospedali, nell'esercito, nelle scuole, nei collegi, nelle fabbriche: la disciplina.
Il XVIII secolo ha senza dubbio inventato la libertà, ma ha dato loro una base profonda e solida, la società disciplinare, da cui dipendiamo ancora oggi”.

Tutta colpa di giuda

Tutta colpa di Giuda, Kasia Smutniak, Davide FerrarioTutta colpa di Giuda di Davide Ferrario, con Kasia Smutniak, Fabio Troiano, Gianluca Gobbi, Cristiano Godano, Francesco Signa, Paolo Ciarchi, Luciana Littizzetto.

Irene sogna di diventare una regista teatrale e accetta di collaborare con un gruppo di carcerati torinesi per mettere in piedi uno spettacolo all’interno dell’istituto penitenziario. Il tema scelto dal parroco delle carceri è quello della Passione di Gesù Cristo. Irene accetta suo malgrado il compito ma scopre che tra i carcerati nessuno è disposto a rappresentare la figura di Giuda, il traditore per antonomasia. Lo spettacolo deve essere portato sul palco e solo una particolare interpretazione del Vangelo suggerita a Irene dai discorsi coi detenuti riuscirà a mettere tutti gli attori daccordo, ma qualcuno rimarrà scontento. Una notizia data dal radiogiornale però cambia il destino di tanti fra gli “ospiti” dell’istituto.

Davide Ferrario, a completamento di un progetto durato diversi anni, porta il cinema all’interno del carcere e trasforma i detenuti della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino in attori per caso. Un progetto iniziato nove anni fa, anch’esso in modo abbastanza casuale. Un corso di formazione professionale nel Carcere di San Vittore ha avuto un impatto così forte da convincere Ferrario a proseguire l’esperienza offrendosi come volontario in progetti carcerari.

Tutta colpa di Giuda è un film sul carcere, sul teatro, sulla libertà, sulla fede ma soprattutto sulla voglia di vivere e di confrontarsi, tema trasversale del cinema di Ferrario che con i suoi film ha sempre dimostrato un fortissimo impegno rivolto ai progetti che lo appassionano, toccando con questo film una punta qualitativa di grande coraggio, di riflessione sull’arte (tra teatro e cinema). Il carcere negli ultimi anni ha aperto spesso le porte a progetti di rieducazione attraverso l’uso dei laboratori teatrali o delle produzioni audio-visive, pratici mezzi esperienziali attraverso i quali i detenuti possono esprimere la loro creatività ma anche creare delle dinamiche di gruppo che il carcere altrimenti non potrebbe offrire.



sabato 18 aprile 2009

Il mercato , lo Stato e la crisi

Giorni fa leggevo un editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere dove si parlava dei fallimenti del mercato e di quelli dello Stato , cercano di attribuire una scala di importanza ( in senso ovviamente negativo ) ad uno dei due ,in sintesi penso possa valere quanto segue : nel momento in cui si radica l'idea secondo cui il mercato è il «Dio che ha fallito», si afferma per ciò stesso la pericolosa illusione che la salvezza possa venire solo dallo Stato. Si dimentica il fatto essenziale che tanto il mercato quanto lo Stato, in quanto istituzioni umane e per ciò imperfette, possono fallire ma che i fallimenti dello Stato sono in genere assai più catastrofici di quelli del mercato. Quando il mercato fallisce provoca grandi, ancorché temporanee, sofferenze (disoccupazione, drastica riduzione del tenore di vita delle persone, povertà). I fallimenti dello Stato, per contro, si chiamano compressione delle libertà (sempre), oppressione politica (spesso) e, nei casi estremi, tirannia e guerre.
Tornare all'epoca dello «strapotere dello Stato» è certo un'idea attraente per coloro che detestano il mercato, e la competizione che ne è l'essenza. Ma che succede se lo strapotere dello Stato impedisce di rilanciare la crescita, e ci fa precipitare in un mondo di conflitti neo-protezionisti?
Concludendo affermo l'importanza della libertà del mercato , e altrettanto importante il ruolo dello Stato , esso non dovrà essere nè responsabile nè direttore del mercato , dovrà bensì avere un ruolo di supervisore , atto a prevenire quelle possibili deformazioni di un mercato quali monopolii , oligopolii , intervenendo solo per evitarli e garantirne la libera forma .

venerdì 17 aprile 2009

Considerazioni su Gran Torino

Prepotente nella sua figura emerge il ruolo di Walt Kowalskj , interpretato da un maiuscolo Clint Eastwood , ma perchè porre l'accento su questo film?
Innanzitutto perchè mette in luce in maniera evidente la situazione dell'immigrazione negli Stati Uniti , ed il difficile problema dell'integrazione tra il tessuto autoctono ed i nuovi arrivati . Cosa porta il vecchio Walt , eroe di guerra e ultra nazionalista , ad abbassare le proprie autodifese e ad aprirsi ad una cultura diversa , a schierarsi in una personale guerra di quartiere che non lo dovrebbe coinvolgere?
Probabilmente è l'affermazione dei valori primari di un individuo , il bisogno di condividere , di socializzare a spingerlo .
L'intelligenza e l'esperienza di Walt lo porta a comprendere i modi e le abitudini dei suoi vicini così lontani da lui ed in un incredibile parallelismo lo porta a comprendere come sia più vicino a questi nuovi amici rispetto che ai suoi figli .
E' uno spaccato di realtà quotidiana , di una realtà con la quale presto o tardi tutti avremmo a che fare .

Gran Torino

Gran Torino - visualizza locandina ingrandita
Sceneggiatura: Nick Schenk
Fotografia: Tom Stern
Montaggio: Joel Cox
Produzione: Double Nickel Entertainment, Gerber Pictures, Malpaso Productions, Village Roadshow Pictures, Warner Bros
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Paese: USA 2008
Uscita Cinema: 13/03/2009
Genere: Azione, Drammatico
Durata: 116 Min

Trama del film Gran Torino:
Walt Kowalski (Clint Eastwood) è un reduce della guerra di Corea, di carattere burbero e spavaldo, prova una grande passione per la propria Ford Torino, modello classico del 1972, custodita in garage. Walt non mostra pudore nel manifestare il proprio sentimento anticoreano, nato durante la sua campagna in Corea, quando vide morire suoi amici per mano dei nemici. A peggiorare la situazione, il quartiere da lui abitato negli ultimi anni è diventato il principale centro suburbano della comunità coreana, e le bande giovanili danno molto fastidio a Walt. Anche se frustrati e maltrattati da Kowalski, i coreani aiuteranno l'uomo a risolvere i problemi personali che tiene con la famiglia, per diventare amici e aiutarlo a ripudiare il razzismo.