
Osservo il mercato tutte le settimane da prima della crisi. La prima e fondamentale cosa che non mi torna è un principio base dell'economia : "In una situazione ideale di mercato ad un aumento del valore delle azioni corrisponde un costante aumento del volume delle contrattazioni" .
In pratica se le cose vanno bene i valori dei titoli crescono e sempre più investitori avranno fiducia nel mercato ed agiranno in esso .
Il problema è che quello che vedo da un anno a questa parte mi lascia inquieto .
Stabilisco per convenzione la fine della fase più buia della crisi a Marzo '09 .
In questo lasso di tempo molti personaggi si sono esposti per affermare che la crisi è ornai passata e che il mercato si è ripreso molto bene, addirittura di pochi giorni fa la notizia che il Dow Jones ha sfondato il muro degli 11.000 punti .
Per i primi mesi dopo il grande crollo non ho notato nessuna anomalia, forse era troppo piccola, forse il sollievo che si respirava in quei giorni offuscava il ragionamento .
In ogni caso poco dopo ho iniziato a vedere dei piccoli squilibri .
L'equazione di poco prima (mercato:valore azioni = fiducia:volume) non veniva confermata .
Sebbene di settimana in settimana ai valori corrispondeva un volume in crescita questo non accadeva in un ottica intraday.
Guardando i dati giornalieri al crescere del valore delle azioni il volume saliva di troppo poco..di pochissimo per poter giustificare un mercato positivo..
Cosa significa ? Che gli investitori normali cioe' i piccoli risparmiatori ovvero tutti i normali abitanti del pianeta non hanno ancora superato la paura della crisi..ma quell'aumento di volume che si vede prendendo come ottica un trimestre e' dovuto agli investitori istituzionali.. Banche, ministeri dei tesori, hedge fund, fondi sovrani..
I quali a mio avviso stanno rastrellando il mercato per aumentare il più possibile la dote di liquidita' . Ricordiamoci che in crisi la cosa più importante e' avere liquidita' da poter spendere.
Da ciò traggo conferma che la crisi finanziaria non e' passata, ma più probabilemente siamo nell'occhio del ciclone, con una differenza, in questa fase c'è il tempo e la possbilità di correre ai ripari con le debite strategie.
Ma il mio maggior timore è che al momento gli Stati siano più interessati a raccogliere le maggiori scorte possibili piuttosto che affrontare alla base i problemi .

