
Diciamo un’altra filosofia d’investimento che prende il nome di finanza islamica e che diventa sempre più importante nel mondo, con tassi di sviluppo esponenziali: valeva 500 milioni di dollari dieci anni fa, oggi movimenta una sessantina di miliardi. Certo, ancora poca cosa rispetto ai volumi d’affari di piazze come New York o Francoforte, ma l’Islam si espande, si modernizza, impara a gestire le sue immense risorse, con le banche e i fondi sovrani, nel Golfo, in estremo oriente, ma anche in Occidente, come è emerso durante un convegno svoltosi a Milano presso la Camera di Commercio e organizzato dallo Studio Morri e Associati, a cui ho assistito e che ha riservato non poche sorprese.
Già, perchè la finanza islamica non ammette la speculazione, nè l’ingiusto arricchimento ai danni del debitore o di terzi, vieta gli interessi sul capitale e i contratti aleatori o incerti. Si basa su due principi semplicissimi. Il primo: qualunque investimento deve trovare un corrispettivo in un’attività concreta commerciale, agricola, immobiliare o industriale e dunque sono vietate partecipazioni azionarie in banche, assicurazioni, strumenti di finanza creativa. E questo spiega perchè i fondi musulmani abbiano risentito molto meno del crash provocato da Lehman.
Il secondo concetto è di buon senso: chi finanzia deve condividere il rischio con il cliente. Per chiarire: il finanziatore non può proporti un prodotto e abbandonarti al tuo destino quando le cose vanno male, come invece avviene da noi, dove la banca guadagna sulle commissioni e presta solo a fronte di determinate garanzie. Nella finanza islamica se c’è da perdere perde con te, se c’è da guadagnare, guadagna con te.
Non mancano ovviamente gli aspetti negativi: il mondo finanziario islamico si basa sulla Shaaria e che delega a un comitato di Imam il compito di decidere quali siano i settori su cui si può investire rispettando il Corano; il che non è certo rassicurante per un occidentale, nè in linea con i fondamenti di uno Stato laico ed evoluto; senza dimenticare che fino a pochi anni fa certi canali sono stati usati per sostenere il terrorismo. Inoltre, manca un mercato secondario e la storia di questi investimenti è limitata a una quarantina d’anni, dunque troppo troppo poco per averne dimestichezza.
Ma in un mondo che cerca rimedi agli eccessi provocati proprio dalla’vidità di una certa finanza (tra l’altro Obama oggi si reca in visita a Wall Street per tentare di ravvivare le promesse di una nuova regolamentazione per le banche), l’esperienza islamica fa riflettere. Un banchiere cattolico del calibro di Ettore Gotti Tedeschi, rappresentante in Italia del Banco di Santander, segue questa esperienza con favore e vede analogie con l’insegnamento di San Tommaso. «La loro esperienza ci ricorda che il denaro deve essere un mezzo per raggiungere un obiettivo concreto, condiviso, non deve mai diventare un fine in sè», ha dichiarato, condividendo con gli islamici il desiderio di una finanza che incoraggia la moderazione, deplora l’avidità ed è ancorata alla realtà.
Stefano M. Masullo è autore di 21 best seller aziendali ed è ora responsabile “Economia e Finanza” del mensile dedicato al mondo del lusso "World & Pleasure". Tiene in tutto il mondo frequenti lezioni e seminari sulla finanza, è decano dell’Università ISFOA di Lugano ed attualmente ricopre i ruoli di Segretario Generale di Assoconsulenza, Direttore Marketing di Sintesi S.p.A. e Direttore Relazioni Esterne di De Vittori S.A. , con il suo contributo entriamo maggiormente nel dettaglio di questo complesso argomento .
Il sistema finanziario islamico, ovvero il sistema di banche commerciali, banche di investimento, banche offshore operanti nel rispetto delle norme dettate dal Corano, è diventato una forza con la quale oggi il sistema finanziario convenzionale deve confrontarsi. Dalla costituzione della prima banca islamica avvenuta circa 22 anni fa, Bahrain oggi ospita 16 istituzioni finanziarie islamiche delle quali 2 sono banche commerciali, 2 sono banche offshore e 12 sono banche di investimento.
Il patrimonio totale di queste banche raggiunge la cifra di 1,6 miliardi di dollari. La dimensione globale del sistema finanziario islamico consiste in oltre 200 istituzioni con un totale di oltre 200
miliardi di dollari di fondi gestiti, una capitalizzazione degli istituti superiore ai 7 miliardi di dollari e un tasso di crescita annuale del 15% con previsioni di incremento nei prossimi anni. Il sistema finanziario islamico nel 1973 trova la sua data di nascita determinata dall’accordo tra i paesi membri dell’Organizzazione della Conferenza Islamica per la costituzione di una banca islamica internazionale finalizzata all’incremento dello sviluppo economico e al progresso sociale dei paesi musulmani, nel rispetto dei principi della shari’a ovvero della legge canonica rivelata dall’Islam e derivata dal Corano; nacque così nel 1975 l’Islamic Development Bank, la cui sede era a Jeddah in Arabia Saudita. Islamic Banking in Bahrain è un sistema in continua crescita e l’autorità monetaria del paese, Bahrain Monetary Agency perseguendo il fine di un consolidamento della positiva reputazione del paese come centro finanziario internazionale, ha raccomandato Alle banche islamiche operanti nel paese di aderire agli standards determinati da “Accounting and Auditing Organization for Islamic Financial Institutions (AAOIFI); Bahrain è uno dei due paesi che adottano gli standards AAOIFI, insieme al Sudan. Il trattato che regola il sistema finanziario islamico determinato da AAOIFI è l’equivalente del trattato di Basilea per la vigilanza bancaria per le banche convenzionali. AAOIFI è stata fondata nel 1991, ha la sua sede a Bahrain, è composta da 71 membri che sono banche islamiche, banche convenzionali con sezioni deputate alla finanza islamica, società internazionali di revisione di 17 paesi. A conferma del ruolo di preminenza di Bahrain nel mondo finanziario arabo anche nel settore della finanza islamica, il paese è stato scelto come sede per ospitare una nuova istituzione nata recentemente, “Islamic Agency for Credit rating”: compito dell’Agenzia sarà determinare le potenzialità delle istituzioni finanziarie islamiche e valutare il loro volume di rischio nell’ambito del mercato monetario ed è indubbio che ciò ne incrementerà la fiducia negli investitori e rafforzerà il mercato finanziario islamico nell’ambito dello sviluppo dell’intero sistema economico islamico. Nell’ambito del rispetto della Shari’a le istituzioni finanziarie islamiche non possono investire o avere interessi in comune con società i cui business
riguardino l’attività bancaria basata sul sistema degli interessi; l’alcool; il tabacco; il gioco; la
produzione, la lavorazione e la confezione del maiale; tutte le attività che rechino offesa ai principi
dell’Islam.
Il sistema bancario islamico costituisce un’alternativa al sistema bancario convenzionale
basato sul concetto di interesse. Operare secondo i precetti della Sharia aiuta il
raggiungimento degli obiettivi socio-economici della società islamica. Le banche islamiche
adottano il principio del “Mudaraba”, cioè basato sul concetto di compartecipazione sulla
fiducia, come base per i rapporti tra loro e l’investitore o il cliente depositante. Secondo
questo concetto, le banche non hanno la facoltà legale di restituire la somma investita in caso
di perdita a meno che non sia acclarato un comportamento negligente della banca o che
comunque abbia violato i termini degli accordi di “Mudaraba”. D’altra parte, quando la banca
fornisce il capitale all’investitore sulle basi di un contratto di “Mudaraba”, essa non può
richiedere la restituzione del capitale se vi è una perdita nel corso dell’investimento a meno
che da parte dell’imprenditore non vi sia stato un comportamento scorretto o abbia violato i
termine dell’accordo di “Mudaraba”. In entrambi i casi, chi ha fornito il capitale affronta il
rischio di una possibile perdita del suo investimento. Nei paesi dove esiste un sistema
bancario convenzionale e uno islamico, le banche islamiche sono soggette a varie leggi e
regolamenti. In alcuni di questi paesi le autorità monetarie trattano le banche islamiche come
“Finance House”, cioè come istituzioni finanziarie specializzate nella concessione di prestiti a
famiglie e imprese per acquisti rateali e operazioni di leasing ; in altri, le banche islamiche
sono soggette a leggi e regolamenti propri delle banche convenzionali. In qualche paese le
banche islamiche sono costitute in base a speciali decreti e non sono soggette al controllo
delle Banche Centrali. Per migliorare la legislazione regolante l’attività delle banche islamiche,
è essenziale per le autorità monetarie centrali stabilire regolamenti specifici che tengano
conto della specificità delle operazioni finanziarie effettuate da chi opera secondo i criteri
islamici. Le banche islamiche raccolgono fondi dalla clientela e forniscono a questa i normali
servizi bancari. È perciò logico e appropriato che le banche islamiche siano supervisionate e
regolamentate dall’autorità monetaria, vista la natura particolare del loro operato ;
naturalmente una specifica istituzione islamica di controllo e supervisione aumenta la fiducia
dei mercati e degli investitori nel sistema. Nelle procedure di supervisione delle banche islamiche, l’aspetto della liquidità deve essere controllato attentamente, specialmente in
assenza di prestiti interbancari e mercati secondari accettabili per la Svaria. Alle banche
islamiche generalmente è richiesto di mantenere i livelli di liquidità più alti di quelli delle
banche convenzionali. Comunque, le banche centrali e le autorità monetarie, insieme con le
banche islamiche, considerano che gli strumenti per investimenti a breve termine possano
essere sviluppati senza violare i principi della Svaria, e questo permetterà alle banche
islamiche di investire la loro liquidità in eccesso e vendere nel caso che la banca necessiti di
liquidità. Questa possibilità avrà un impatto positivo sull’economia se le banche investiranno i
loro eccessi di liquidità sui mercati interni.
Le riserve di cassa sono un’altro strumento per controllare la liquidità del mercato e ciò è
particolarmente utile per in caso di liquidazione e bancarotta per soddisfare le richieste dei
creditori.
Le banche islamiche solitamente investono i loro fondi in specifici progetti. È perciò importante che le autorità monetarie essere i grado di valutare i rischi legati a questi investimenti e invitare le banche a mantenere adeguate scorte monetarie per quei progetti di investimento che possono
presentare alti rischi o difficoltà.
L’esperienza di Bahrain Monetary Agency nei rapporti con le banche islamiche risale al 1979
quando la prima banca islamica, Bahrain Islamic Bank fu costituita, e da allora molte altre
istituzioni finanziarie islamiche si sono stabilite a Bahrain, come abbiamo visto in precedenza.
BMA ha imposto alle banche islamiche regolamenti che sono differenti da quelli delle banche
convenzionali. Fino dal 1987, BMA ha introdotto un rendiconto trimestrale prudenziale
specifico per le banche islamiche. Questi rendiconti sono usati per controllare la situazione
finanziaria delle banche islamiche e aiutare l’Agenzia nell’analisi degli indici di redditività delle
stesse, del loro livello di liquidità, delle esposizioni e dell’adeguatezza delle riserve. BMA ha
anche introdotto la richiesta della presentazione di bilanci certificati per le banche islamiche
sulla linea, nella forma e nella sostanza, di quelli presentati dalle banche convenzionali. BMA
ha anche stabilito che sia le banche islamiche che quelle convenzionali debbano aderire agli
standards internazionali di certificazione nella preparazione dei loro bilanci e che debbano
fornire lo stesso tipo di informazioni nei loro rapporti .


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